VI domenica di Pasqua
Il dono del Paraclito
Essere stati battezzati – essere stati ritrovati dal Risorto – è ricevere il dono definito dalla VI domenica di Pasqua Spirito Santo (At 8,16), Paraclito (Gv 14,15), Spirito di verità (Gv 14.16).
Gesù promette questo dono ai discepoli durante la “cena prima della sua passione”, il momento forse più drammatico nella loro esperienza insieme al Maestro, dopo aver annunciato ancora per poco sono con voi (Gv 13,33) e aver esortato Non sia turbato il vostro cuore; credete in Dio e credete anche in me (Gv 14,1).
Con i discorsi in quella cena Gesù proietta i discepoli già di là del Calvario e della Croce, nel tempo dopo la sua risurrezione, nel tempo della Chiesa. Si rivolge a quanti sono con lui attorno a quella tavola, ma anche già a quanti ascolteranno in seguito l’evangelo: alla comunità per la quale Giovanni scriveva l’evangelo; a noi riuniti per l’Eucaristia domenicale.
Gesù sviluppa il credete in me (Gv 14,1) in amate me (Gv 14,15a). Usa il verbo agapào, che dice amore pronto a donarsi, gratuito, controcorrente, assimilato a quello di Dio che ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito (Gv 3,16). Su questo amate me fonda l’osserverete i miei comandamenti (Gv 14,15b).
Ascoltatori e lettori dell’evangelo si interrogano su quali siano tali comandamenti, ma si trovano spiazzati: Gesù ha parlato prima di cosa dovranno fare i discepoli (Gv 13,33-34) e ne parlerà ancora (Gv 15,12-17), ma in questo passaggio parla di cosa farà lui per aiutarli ad adempiere alla consegna: e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre (Gv 14,16).
Gesù assicura i discepoli che nelle difficoltà di comprendere la sua passione e morte, nelle future difficoltà nell’annunciare e vivere l’evangelo, nelle persecuzioni e nell’isolamento non saranno soli. Assicura noi che nelle ansie e dolori dell’esistenza di ciascuno, nelle difficoltà del camminare della Chiesa, nelle difficoltà dello stare da credenti “nella storia e fra la gente” non siamo soli. Accanto a noi c’è un altro Paraclito, letteralmente un altro chiamato accanto.
Altro perché il primo è Gesù stesso, il Verbo venuto a porre la tenda in mezzo agli uomini (Gv 1,14) per raccontare il Padre (Gv 1,18); altro perché viene a continuare l’opera di Gesù e a ricordare le sue parole (Gv 14,26; 16,13-14); Paraclito perché chiamato da Gesù e dal Padre (Gv 14,15) accanto ai discepoli come “Avvocato, Consolatore, Difensore, Suggeritore”.
Nel tribunali del mondo greco sia l’accusato sia l’accusatore dovevano esporre la loro tesi di persona, ma potevano chiamare accanto a loro un esperto di leggi (paraclito) che suggerisse cosa dire, come dirlo, cosa fare (cf Mt 10,19-20). Allo stesso modo lo Spirito Santo è chiamato accanto ai credenti da Gesù e dal Padre a ricordare loro i comandamenti di Gesù, ad orientarli nell’osservarli; ad assicurarli della vicinanza di Gesù, l’assente con voi fino alla fine del mondo (Mt 28,20).
Il dono di Gesù assicura che “Nel tempo della Chiesa, grazie alla presenza dello Spirito, i discepoli impareranno (ed assimileranno) la realtà più profonda di Dio, di Gesù e di loro stessi, la comunione di Gesù con il Padre e la comunione di Gesù con loro” (B. MAGGIONI).