Commento al vangelo di LUCA DE FEO

Commento al vangelo di LUCA DE FEO
1 Febbraio 2026 loscudo_admin

VI domenica per annum A

 

ANDARE AL CUORE DELLA LEGGE

 

La comunità dell’evangelista Matteo, composta in prevalenza da convertiti dal giudaismo, si interrogava sul rapporto fra la novità dell’evangelo e la Legge di Mosè nella quale avevano maturato il relazionarsi con Dio e con gli uomini. L’evangelista nel “Discorso della montagna” (Mt 5,3-7,27), per il quale aveva evocato la rivelazione del Sinai, fa rispondere da Gesù: Non pensiate che io sia venuto ad abolire la Legge e i Profeti,; non sono venuto ad abolire ma a dare pieno compimento (Mt 5,17).

Le belle opere (Mt 5,16) che fanno del discepolo di Gesù il sale della terra (Mt 5,13) e la luce del mondo (Mt 5,14) nascono, cioè, da un amore della giustizia – dal desiderio di veder compiersi il disegno di Dio (Mt 3,15) –  che superi quella degli scribi e dei farisei (Mt 5,20), costruita sull’attenzione ad eseguire alla lettera ogni norma e regola.

Ai suoi discepoli, Gesù chiede di superare questa morale della lettera guardando invece alla realizzazione in pienezza della Scrittura nella sua persona e agli orizzonti nuovi indicati dalla sua Parola; di lasciarsi condurre da questa Parola alla radice del disegno di Dio sull’umanità. Rileggendo la Legge (Mt 5,17-48), i Profeti (Mt 6,1-18) e i Sapienti (Mt 6,19-7,12), “individua i valori umanizzanti che la torah custodisce e li rilancia con forza” (ROSALBA MANES); non esime dall’osservanza della Legge, ma, chiarendo l’intenzione autentica di Dio, chiede un’obbedienza più radicale.

Attraverso la contrapposizione Avete inteso che fu detto agli antichi … ma io a voi dico, Gesù traduce la sua rilettura della Legge in sei esemplificazioni – riguardanti l’omicidio (Mt 5,21-22), l’adulterio (Mt 5,27-28), il ripudio (Mt 5,31-32), il giuramento (Mt 5,33-34), la vendetta (Mt 5,38-39), amore per il nemico (Mt 5,43-44) – che culminano nella sintesi finale siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli (Mt 5,49).

Gesù ribadisce la validità del comandamento Non uccidere (Es 20,13), ma chiede ai suoi discepoli di non accontentarsi del “non far nulla di male”, di evitare di ammazzare qualcuno o anche solo dargli una coltellata. Mette in guardia da tutto ciò che offende la sacralità e dignità della persona umana rischiando – come, purtroppo, la cronaca quotidiana spesso racconta – di causarne la morte: oggi non possiamo non pensare alle svariate forme di bullismo, alla violenza contro la donna, ai sempre più diffusi comportamenti aggressivi nelle  quotidiane relazioni fra le persone e nelle relazioni fra i popoli (papa Francesco individuava nell’aver troppo abbaiato ai confini della Russia la causa della guerra in Ucraina).

Gesù avverte i suoi discepoli che tutte le rotture di relazioni fra gli uomini sono anche rottura della relazione con Dio, che non può essere restaurata senza prima aver risanato quelle.

Gesù ribadisce la validità del comandamento Non commetterai adulterio (Es 20,14) ma chiede di non accontentarsi di evitare la flagranza dell’ultimo atto, ma di preoccuparsi anche di tutto ciò che lo precede e lo prepara in “parole, opere ed omissioni” (Confiteor).

Gesù ribadisce la validità del comandamento Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti (cf. Lev 19,12), ma non proibisce solo di chiamare in causa Dio nelle vicende e nelle beghe umane, chiede piuttosto una limpidezza e chiarezza di comportamenti che nemmeno ipotizzi di dover ricorrere ai giuramenti per essere ritenuti credibili.

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