Riapre dopo 10 anni la tipo|grafia – library art gallery già “Ennio G. Tamborrino”, uno spazio privato, voltato a stella, messo a disposizione della Comunità, reimpiegato come Biblioteca di Storia dell’Arte e Galleria espositiva d’arte, aperta a collaborazioni. Conservando il nome e il monogramma originari, la struttura ospita spazi allestiti come luoghi d’incontro e di laboratorio, di dibattito e di confronto culturale, sui temi cari all’Arte e alla Tutela del Patrimonio Culturale e Paesaggistico del Salento. L’inaugurazione rientra fra le Giornate Europee del Patrimonio 2026 promosse dal MIC, aventi come titolo “Proteggere il patrimonio. Rinnovare, resistere, reinventare”, un invito alla Cura del Creato e di ogni forma d’Arte in tutte le sue espressioni, ed è in collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Brindisi. La Tipografia fruisce del parternariato delle associazioni Italia Nostra sezione MESSAPIA e Amici della Biblioteca Diocesana Ferrigno; della partecipazione delle due Comunità Patrimoniali del territorio e di tante associazioni del Forum della società civile. L’inaugurazione è patrocinata dal Comune di Ostuni, dal liceo Pepe Calamo e dal Comprensivo Pessina-Barbara, dal Forum della società civile di Ostuni.
Progetto e testi, architetto Ilaria Pecoraro 28 settembre 2026
La riapertura dell’antica TIPOGRAFIA già “Ennio Gaetano Tamborrino” vuole essere per la città di Ostuni un invito a CONOSCERE per CONSERVARE il superstite patrimonio culturale e paesaggistico, al fine della sua trasmissione alle future generazioni. Questo spazio privato riapre al pubblico e si propone come nuovo cuore pulsante della ricerca storico-artistica locale, un incubatore culturale del XXI secolo, lì dove trasmettere e rinnovare la capacità del patrimonio librario e artistico di resistere allo scorrere del tempo e di costruire ponti verso il futuro, attraverso lo studio e l’analisi dell’operato degli artisti medesimi. La tipo|grafia si compone di tre sale interne e di una sala esterna protetta fra le mura di un palazzo della seconda metà del Settecento nel centro storico di Ostuni. Qui già negli anni Ottanta dell’Ottocento il grande storico locale Ludovico Pepe pubblicava i suoi libri. All’interno della tipo|grafia – library art gallery si sviluppa un percorso umano e artistico che dedica e lega storie di donne, una per ogni sala, a differenti forme d’arte e a poliedriche future attività culturali. Le tre eroine del quotidiano, nella Puglia del ‘900, sono mia madre professoressa di francese, Maria Antonietta Leggiero (Dire Daua, Etiopia, 4 maggio 1940—Ostuni, 5 luglio 2022); la nonna materna, casalinga e imprenditrice Mimì Fanizzi Anaclerio (Monopoli, 2 maggio 1911— Ostuni, 16 marzo 2005); la nonna paterna, la maestra Anita Margiotta Pascali (San Cesario di Lecce, 26 luglio 1909—San Vito dei Normanni, 12 febbraio 1982): tre figure femminili tenaci, emancipate, colte, intelligenti, dedite alla famiglia, all’educazione dei figli e dei giovani e portavoce di un prezioso bagaglio culturale pugliese anche all’estero, in Etiopia.
Nelle tre sale si relazionano le figure femminili a tre diverse espressioni d’arte. La sala Maria Antonietta Leggiero temporaneamente ospita le opere pittoriche dell’artista salentino autodidatta Cosimo Monticchio e narra i caratteri di un paesaggio rurale oggi distrutto dal connubio d’ignoranza e prepotenza. La vivacità dei colori delle sue tele si fa portavoce dell’energia ma anche della bontà, dolcezza, rettitudine di una donna intelligente e ancorata ai fondamentali valori della famiglia, del lavoro, del senso di dovere, quale è stata mia Madre. Nella seconda sala Mimì Fanizzi Anaclerio trionfa la scultura permanente dell’artista Adriano Settimo Radeglia, dal titolo “Matri Criatura”, una scultura unica, che ben rappresenta la Forza, lo spirito di sacrificio e il Coraggio di questa donna espatriata in Africa, come tante nostre nonne di primo Novecento, rimpatriata sulla nave della Croce Rossa con addosso la sola veste di profuga di guerra, ostaggio degli Inglesi (1943), con in braccio mia madre piccolina, dopo aver perso una figlia nel deserto. Nella sala Anita Margiotta Pascali trova infine collocazione la biblioteca di storia dell’arte, impreziosita dall’esposizione del capitello medievale, dono della famiglia Nacci alla tipo|grafia; la musealizzazione del capitello è affiancata da una mostra fotografica temporanea sui caratteri stellari e identitari dei sistemi voltati salentini dal Medioevo al Novecento, a mia cura. Anita, maestra coltissima, ha cominciato ad insegnare a soli 19 anni lontano dalla sua terra natale, contrada Cozzana (Monopoli). Le volte a stella della sua dimora hanno inculcato in me il desiderio di tutelare quel sistema costruttivo identitario di Terra d’Otranto.
Tre donne per tre sale, in cui si narra un vissuto umano, storico e artistico-culturale che coniuga antico e presente, nel nome della Concinnitas vitruviana. Perché è sulla Memoria che si tesse il Futuro.
Ilaria Pecoraro
* La data del 28 settembre non è casuale, perché omaggia i miei genitori, novelli sposi il 28 settembre 1968.



